Caratteristiche dell’Unitre

L’Unitre ha soprattutto due obiettivi: il primo è quello di rimediare all’analfabetismo a cui l’evoluzione velocissima dei saperi di questi tempi moderni condanna, indipendentemente dai nostri titoli di studio, noi che abbiamo da un po’ superato gli “anta”. L’Associazione fornisce, anche in base alle richieste degli utenti, una educazione permanente, ricorrente e rinnovata, con lezioni di docenti altamente qualificati, con attività e corsi che favoriscono spesso le capacità di riflessione e di concentrazione, condizioni essenziali per sottrarsi alla banalità quotidiana ed entrare nel profondo di noi stessi. L’educare, infatti, non può ignorare il vivere nel tempo, anzi vivere il tempo, altrimenti non vi sarebbe vita. Una attiva collaborazione con il Quotidiano del Sud, inoltre, ci consente il contatto concreto con la realtà regionale, ci stimola a tenerci aggiornati e ci dà la possibilità di farci conoscere.

Ma accanto a questo obiettivo ve n’è un altro non meno importante, quello della socializzazione. Le persone che per i più disparati motivi non rivestono più un ruolo attivo nella società o che subiscono la perdita di una persona cara o che rimangono sole per le vicende della vita che portano lontano i figli o che per il sopraggiungere di qualche malanno si sentono improvvisamente indifese e fragili, vivono con ansia la loro solitudine, prefigurano un futuro ricco di acciacchi e di eventi negativi per cui la sicurezza e l’autostima traballano, spesso hanno una crisi di identità che apre la via alla depressione. l’Unitre con le sue attività, invece, produce effetti terapeutici: innanzi tutto rende ciascuno “soggetto” a pieno titolo, costruttore e ricostruttore attivo della propria esistenza quotidiana, con le scelte che effettua nell’ambito delle offerte formative dell’Associazione, ma diventa anche un soggetto che non solo riceve, ma è capace di dare, mettendo a disposizione le proprie competenze ed esperienze, capace di creare, di donare, facendosi apprezzare per le sue abilità. Avviene, così, un incontro interpersonale e sociale che non si esaurisce nell’ambito delle aule dell’Unitre, ma che prosegue anche fuori, che si consolida nel tempo, che sostiene nel cammino quotidiano. Il tempo libero non è più un “vuoto” che spaventa e il futuro è vissuto più serenamente perchè c’è solidarietà.

Piano piano si diventa protagonisti; molte persone, infatti, cambiano, acquistano fiducia in sé e negli altri, passando dal campo del volontarismo a quello del volontariato. Le due parole sembrano simili, in realtà c’è una sostanziale differenza: il “volontarismo” si basa su un atto di volontà di un soggetto di fare qualcosa, scegliendo lui i tempi ed i modi del suo operare, libero in qualsiasi momento di disimpegnarsi, libero di creare commistioni con le attività di altre associazioni, non sentendosi moralmente impegnato a far crescere quell’organismo a cui ha dato la sua adesione e che ha caratteristiche e prerogative proprie. In altre parole non ha il senso di appartenenza. Il “volontariato”, invece, si basa sempre su un libero atto di volontà di mettere a disposizione il proprio tempo, la propria intelligenza, la propria energia, il proprio lavoro, ma adeguandosi alle esigenze dell’associazione. Non è più un gesto per soddisfare un proprio interesse momentaneo, ma il soggetto stesso diventa un pilastro su cui appoggiare la costruzione di una attività permanente nel tempo, diventa una persona affidabile che contribuisce al successo delle attività.

Lucia Spirito